Cristiana Felisi scrive per We Wealth su quando un genitore può perdere l'affidamento dei figli
min readCristiana Felisi, Private Client Partner e Responsabile del nostro ufficio di Milano, ha scritto per We Wealth un commento a una recente pronuncia della Corte di Cassazione (Prima Sezione Civile, sentenza n. 20033 del 15 giugno 2026), che chiarisce in quali circostanze il giudice può discostarsi dal principio dell'affidamento condiviso e disporre l'affidamento esclusivo dei figli a uno solo dei genitori.
Il caso trae origine dal ricorso proposto dalla madre avverso la decisione della Corte d'Appello di Catania, che, riformando la sentenza di primo grado del Tribunale di Ragusa, aveva disposto l'affidamento esclusivo dei figli al padre, limitato temporaneamente la responsabilità genitoriale materna e sospeso per tre mesi gli incontri madre-figli, con successiva ripresa graduale in sede protetta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo che il principio di bigenitorialità costituisce un criterio funzionale alla tutela concreta del superiore interesse del minore e non una regola di applicazione automatica.
Nel suo articolo, Cristiana analizza come la Corte abbia confermato che l'affidamento esclusivo resta una misura eccezionale, da disporsi solo quando l'esercizio condiviso della responsabilità genitoriale risulti contrario all'interesse del minore. Esamina inoltre il peso da attribuire alla volontà espressa dal figlio – che può essere disattesa in presenza di un contesto familiare conflittuale o di comportamenti ostativi o manipolativi accertati in capo a un genitore – e sottolinea come la Suprema Corte abbia ricordato che la denuncia formale di violazione di legge non può essere utilizzata per ottenere una nuova valutazione, nel merito, dell'idoneità genitoriale.
Il commento offre un utile spunto di riflessione: nel diritto di famiglia italiano l'interesse del minore rimane il criterio decisivo in ogni decisione sull'affidamento e la regola generale della bigenitorialità deve cedere quando, in concreto, non risulti idonea a garantire il benessere del figlio.
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